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Un Nuovo Concetto di Filiera nella Green Economy

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É dalla valorizzazione biomolecolare ed energetica di biomasse, innovazione della filiera mangimistica e delle produzioni zootecniche, che nasce una nuova filiera tra ricerca e impresa. Ieri scarti, poi sottoprodotti, oggi risorsa. Mettere insieme le aziende con produzione primaria e con l’incubo dello smalti- mento degli scarti è stato l’obiettivo che ha coinvolto le principali filiere agroalimentari siciliane.

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IL CONSORZIOUn Nuovo Concetto di Filiera nella Green Economy

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E ̀dalla valorizzazione biomolecolare ed energetica di biomasse, innovazione della filiera mangimistica e delle produzioni zootecniche, che nasce una nuova filiera tra ricerca e impresa.

Ieri scarti, poi sottoprodotti, oggi risorsa. Mettere insieme le aziende con produzione primaria e con l’incubo dello smalti- mento degli scarti è stato l’obiettivo che ha coinvolto le principali filiere agroalimentari siciliane.

Per le olive e gli agrumi, il sistema di filiera ha gene- rato un nuovo modo di concepire ciò che si realizza dai processi produttivi.

Grazie alla sintonia tra Consorzio di Ricerca Filiera Carni e Università di Messina dove la ricerca è avvezza a definire soluzioni per il territorio fatto di imprese aperte all’innovazione e per l’industria mangimistica, è stato immediato il dialogo per realizzare nuovi prodotti quali estratti di olive, bucce di arancia e di limone insieme a melasso e ad altri prodotti derivanti dai processi di estrazione, tutti inseriti in nuovi formulati per l’alimentazione animale.

“Nuovi alimenti da tecnologie innovative generati dalla filiera agroindustriale e definiti da una scheda tecnica da destinare al mercato degli alimenti zootecniciin sostituzione di quelli di importazione, con benefici di natura sia economica che ambientale con soddisfazione dell’industria mangimistica nell’ottica della minore dipendenza da paesi extra Ue” - afferma Gianni Di Pasquale della Mangimi Di Pasquale, partner del progetto.

Bio4bio punta decisamente su questi alimenti, coinvolgendo con l’alta formazione i giovani verso nuove tecnologie per nuovi prodotti e con riflessi positivi sulla filiera animale, mirando decisamente a qualificarli nel campo della sicurezza alimentare, quindi nuove professioni al passo anche con la tutela dell’ambiente.

L’essicazione a bassa temperatura messa a punto nel progetto da Agrumigel in collaborazione con Officine di Cartigliano SpA, consente di proteggere la componente nutrizionale fondamentale per la produzione di formulati innovativi.

Questi alimenti vengono inseriti nelle diete di bovini, suini, ovini e caprini dopo una attenta caratterizzazione della qualità nutrizionale e su cui il Consorzio Ricerca Filiera Carni con dotazioni tecnologiche all’avanguardia tra le quali un’attenta analisi granulometrica ha trasformato questi alimenti in componenti ad alto valore nutrizionale.

“Oggi grazie alle tecnologie innovative presenti nei laboratori del PanLab dell’Università di Messina è possibile fare servizi alle imprese che intendono qualificare, certificare e promuovere nuovi prodotti investendo in innovazione, anche per aprirsi al mercato estero grazie al supporto del Consorzio di Ricerca Filiera Carni ente di certificazione e con laboratori accreditati da Accredia per le filiere agroalimentari”, afferma Vincenzo Chiofalo dell’Università di Messina.

Altro aspetto strategico del progetto Bio4bio riguarda la valorizzazione energetica delle biomasse residuali del comparo agroindustriale. L’attività di Project Management del progetto Bio4bio è affidata a Plastica Alfa, società attiva nel settore della Green Economy (anche attraverso la piattaforma ‘Vedogreen’), e che sta sviluppando un nuovo modello di business assumendo il ruolo “system integrator” in progetti che mirano allo sviluppo di tecnologie avanzate nel settore energetico/ ambientale/agroindustriale.

Nel progetto, Plastica Alfa ha messo a punto un processo di degradazione termochimica basato su tecnologie avanzate di pirolisi. La conversione di biomasse a matrice lignocellulosica quali la sansa o il nocciolino di oliva, avviene ad alta temperatura (compresa tra 400°C e 650°C) ed in assenza di ossigeno: è possibile trasformare la matrice solida in prodotti di reazione gassosi (gas di processo), liquidi (olio di pirolisi) e solidi (char).

Attraverso l’impiego di un gascromatografo on line è possibile caratterizzare la composizione del gas di processo in termini di volume di idrogeno, metano e idrocarburi formati nel corso della reazione di degradazione della matrice lignocellulosica.

Il gas viene purificato mediante processi di condensazione messi a punto dall’Università di Catania per poi essere destinato a sistemi di generazione elettrica. Il sistema di condensazione dei gas di processo consente di separare l’olio di pirolisi, miscela di composti estremamente interessante per produzione sia di biofuel sia di “fine chemicals” e composti potenzialmente validi per la produzione di biopolimeri. La fase di raffinazione delle fasi gassosa e liquida è affidata al Cnr, partner di progetto.

“Il progetto Bio4bio - afferma Luciano Falqui, R&D Project Manager di Plastica Alfa - mira allo sviluppo di una bioraffineria anche attraverso la conversione biochimica della CO2 mediante processi di accrescimento algale. Le microalghe sono organismi vegetali unicellulari la cui crescita può essere notevolmente accelerata. Costituiscono uno dei sistemi microbici più interessanti nel settore delle biotecnologie per le energie rinnovabili (biofuels), nel campo della depurazione delle acque reflue, ma soprattutto nel campo della produzione di integratori alimentari, di prodotti per la mangimistica, di chemicals, dei prodotti farmaceutici.

La presenza nelle alghe di fibre, proteine, sali minerali, acidi grassi polinsaturi, sostanze con proprietà antiossidanti, tra cui carotenoidi, polifenoli, vitamine, sta determinando una crescente richiesta sul mercato. Plastica Alfa sta sviluppando processi di accrescimento di microalghe e fotobioreattori innovativi in grado di garantire elevate rese di processo e ridotti costi di produzione.

Attualmente sono in fase di sviluppo applicazioni collegate a impianti a biogas per la produzione di biometano. In questo caso la CO2 separata dal processo verrebbe assorbita per alimentare gli impianti algali.